Marcelino Stuhmer dal 24/01/2009 Marcelino Stuhmer si cimenta con una “postproduzione” pittorica e video della celebre sequenza finale del film La Signora di Shanghai. Nell’installazione Get Ready to Shoot Yourself l’artista indaga l’ambiguità spaziale del parco di divertimenti dove Welles ambienta il finale e la reinterpreta creando una struttura tridimensionale che simula lo spazio/tempo successivo alla sparatoria nel labirinto degli specchi. Il visitatore si muove attraverso un complesso gioco di dipinti, superfi ci specchianti, cornici vuote, sperimentando un’esperienza percettiva straniante; è indotto a provare un sentimento ambivalente di infinità e di intimità con lo spazio, perché entra fisicamente nell’universo profilmico e narrativo del film. A differenza dell’esperienza sensoriale vissuta in una sala cinematografica, dove le immagini si muovono e lo spettatore rimane fermo, qui è il movimento del pubblico ad attivare la rottura della sequenzialità temporale così come a fondere elementi reali e virtuali della rappresentazione. Se ci si trova di fronte all’installazione, l’immagine del labirinto degli specchi in frantumi è ricreata da una studiata relazione spaziale tra le superfici dipinte e le tre sagome a grandezza naturale – Elsa/Hayworth, Michael/Welles e Arthur/Sloane – ma muovendosi nello spazio dell’installazione si percepisce come ogni immagine dipinta sia solo un livello di una rappresentazione complessa e frammentata. Le tre sagome dei protagonisti esistono, letteralmente, fuori dai dipinti ma si fondono anche nella superficie pittorica dei pannelli, così che l’unità visiva della messa in scena si frammenta e si ricompone in continuazione. La traballante percezione spaziale è accentuata dal fatto che il retro specchiante di ciascun dipinto e delle tre sagone confonde le illusioni dipinte con le illusioni riflesse. La suggestione del labirinto degli specchi si chiude con una video proiezione in cui il fluire delle sequenze fi lmiche è rallentata per focalizzare l’attenzione dello spettatore sulla bellezza astratta di ogni singola immagine; la colonna sonora è una traccia audio creata dall’artista in collaborazione con il DJ Tad Murawska, che remixa i dialoghi, la musica e i rumori del fi lm con un ritmo a tratti cadenzato e ossessivo che si stempera in ampie anse musicali. La fascinazione cinematografica si chiude con una serie di dipinti tratti dalla sequenza che precede la sparatoria finale e che integrano l’installazione: tra gli altri un primo piano dell’affascinante Rita Hayworthsi affianca al dipinto Arthur Bannister (as played by Gilles Deleuze), che raffigura un uomo con un soprabito grigio e un cappello di feltro, in piedi tra due specchi, la cui peculiare somiglianza con Arthur Bannister cela il ritratto di Gilles Deleuze, il filosofo che teorizzò la logica dell’immaginecristallo esemplifi candola attraverso il cinema di Orson Welles. scarica il comunicato stampa ZIP
Inaugurazione Apertura
Archivio mostre |
|||||
|